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La famiglia X (Incontro C’era L’acca)

Sarà che in questo periodo sono particolarmente sensibile per vari motivi, sarà che sono molto stanca, sarà che le mie letture hanno subito una battuta d’arresto improvvisa ed erano settimane che non riuscivo ad arrivare all’ultima pagina di un romanzo, ma mi sono commossa (NDR: anche qualche sera fa l’ho fatto davanti alla televisione, sebbene fosse la terza volta che vedevo Boehmian Rapsody).

La definizione di “famiglia” su Wikipedia riporta: “ E’ un nucleo sociale rappresentato da due o più individui che vivono nella stessa abitazione e, di norma, sono legati tra loro da rapporti di parentela o di affinità.”

Ecco, credo che sia una perfetta definizione a cui dovremmo attenerci, senza se e senza ma. Senza preconcetti e senza pregiudizi. Perché la famiglia “naturale”, come a molti piace definirla, semplicemente non esiste.

E non esiste in particolar modo al giorno d’oggi, tempo in cui tale concezione risulta, fortunatamente, superata e retrograda (concedetemi il termine)  nella vita e nel tempo reale.

L’altra sera abbiamo avuto il nostro consueto incontro mensile del gdl “C’era l’acca” ed abbiamo parlato de “la famiglia x”, breve romanzo di Matteo Grimaldi, edito da Camelozampa.

Un libro che si legge tutto d’un fiato, che appassiona, sorprende, insegna.

Per nulla scontata, la storia racconta, con la giusta naturalezza, senza appesantimenti o inutili dettagli, un pezzo della vita di Michael (si legge Micael non Maicol!) che dopo l’arresto dei genitori che lo avevano coinvolto nei loro loschi traffici di droga, a 13 anni si trova affidato agli assistenti sociali che prima lo accompagnano a vivere in casa di una anziana signora e poco dopo lo affidano ad una nuova famiglia, composta da una coppia senza figli: Enea e Davide.

Ed è proprio l’anziana signora Guerra (sarà stato un caso la scelta del nome da parte dell’autore?) a capitanare una battaglia contro questa scelta degli asssistenti sociali,  mobilitando l’intero paese a suon di slogan tramite i social network, per una raccolta firme da presentare al sindaco per “liberare e aiutare” il povero Michael, prima che sia troppo tardi.

Inutile dire che il giovane Michael sta benissimo tanto che arriva persino a pensare che l’idea di tornare dai genitori una volta scarcerati “gli piace proprio zero”.

Un romanzo di formazione, questo, a mio avviso adatto non solo ai ragazzi, per accompagnarli alla scoperta di temi importanti quali la separazione, la droga, l’amore, i diritti ed i doveri di ciascuno, ma anche agli adulti.

E proprio agli adulti presenti ho posto la mia domanda l’altra sera: il tema, che apparentemente sembra il principale nel romanzo, lo è davvero anche per gli adolescenti di oggi o siamo solo noi adulti a leggerlo in questo modo?

Io credo (forse mi piace pensarlo!) che i ragazzi di oggi possano leggerci tante cose in questa storia, ma che l’omosessualita della coppia non sia tra le più importanti.

Semplicemente perché per loro è la normalità. È, giustamente, il nostro tempo e la realtà che vivono e che viviamo, ogni giorno. Basta guardarsi intorno: al cinema, al supermercato o sul tram: famiglie composte da sessi e colori diversi.

E nessuno di loro o dei loro figli deve essere “salvato”.

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#Didiario2019

Oggi si è (quasi) chiusa la nuova edizione di #didiario2019.

E ancora una volta ci troviamo a raccontare di entusiasmanti incontri con gli autori: bambini, ragazzi ed insegnanti emozionati per aver potuto incontrare dal vivo chi li ha accompagnati in viaggi attraverso le pagine dei libri.

Storie divertenti o tristi e forti.

Io quest’anno non ho potuto partecipare agli incontri con gli autori e sono davvero dispiaciuta per essermi persa nuovi incontri con persone speciali che so essere capaci di trasmettere tanto, appassionate del proprio lavoro e che fanno della scrittura e delle storie la propria vita.

Più scrivo e mi più mi rendo conto, però, di quanto faccia fatica, soprattutto oggi, a raccontare solo il bello di quello che facciamo.

E’ oggi infatti che voglio fare alcune riflessioni, mio malgrado, su quello che è successo e sta succedendo.

Oggi che al Circolo Everest abbiamo assistito ad uno spettacolo emozionante e struggente.

Oggi che Alessia Canducci, con la sua lettura ed interpretazione di Mary e il mostro, ancora una volta meravigliosa, ci ha tenuti immobili inchiodati alle poltroncine dello spazio di Industria Scenica, ad assistere, trattenendo il fiato, al reading della storia di questa donna e della sua vita, tra le onde, il dolore, la follia in un crescendo di musica e parole che però a parole è difficile trasmettere.

Eravamo in quindici, libraie comprese.

Ed è questo ciò che mi fa male. Pensare e dover prendere coscienza del fatto che, purtroppo, la passione e le energie che mettiamo nel nostro lavoro quotidiano, non sono evidentemente sufficienti per cambiare il mondo e neanche, nel nostro piccolo, la piccola sua porzione che è il territorio in cui siamo e lavoriamo.

Lo spettacolo di oggi era gratuito. Nel senso che era offerto dalla Libreria Librambini, che in questo progetto della rassegna letteraria crede fermamente da anni e che porta avanti l’iniziativa con grandi dispendi di energia e, perché non dirlo, di soldi.

Non è bastato. Come non è bastato pubblicizzarlo, postarlo sui social, sui gruppi, mandare inviti, averne parlato con le insegnanti incontrate in questi giorni nelle scuole.

Non è bastato.

E quello che più mi fa male è sapere che come per i pochi che c’erano, anche per chi avrebbe potuto assistere, sarebbe stata un’esperienza forte, difficilmente dimenticabile, per ragazzi e adulti.

Ora vado a dormire. Domani abbiamo un altro spettacolo, per i più piccoli. E dobbiamo anche premiare i vincitori dei nostri concorsi letterari, quindi devo essere in forma e piena di pensieri positivi.

“I miei sogni mi appartenevano; non dovevo renderne conto a nessuno; erano il mio rifugio quando ero irritata – il mio più grande piacere quando ero libera.”

(Mary Shelley)

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Il viaggio – Incontro “C’era l’acca”

Martedì sera c’è stato l’incontro mensile di “C’era l’acca”, il nostro gruppo di lettura.

Avremmo dovuto parlare di “Migranti”, ma la serata, per una serie di motivi, ha preso una strada diversa e non abbiamo parlato del tema per cui ci eravamo preparati.

Tra i miei albi preferiti e che avrei voluto raccontare all’incontro, c’è quello per cui tempo fa avevo fatto la mia prima recensione del libro del mese per il bollettino “Librai, ragazzi e Libri”, selezione mensile delle migliori novità a cura dei librai del Coordinamento  librerie per ragazzi di cui facciamo parte ormai da qualche anno.

Ve lo racconto qui.

Una storia dei nostri giorni. La storia di una donna, rimasta vedova in un paese in guerra, che deve abbandonare la sua casa per mettersi in salvo e proteggere i suoi due figli. Raccontata attraverso gli occhi di un bambino, tristezza e paura dilagano in un nero soffocante che tutto invade e ricopre.

“Gli uccelli stanno migrando proprio come noi. Anche loro devono fare un lungo viaggio, ma non devono superare nessun confine. Chissà se noi, come questi uccelli, un giorno riusciremo a trovare una nuova casa.

Parole ed illustrazioni si mescolano sapientemente per raccontare anche ai più piccoli la paura dell’ignoto, la desolazione della solitudine nell’affrontare un viaggio, l’abbandono della propria terra, degli amici e di tutto ciò che ci appartiene e che è casa. Un viaggio della speranza, che traspare nei colori luminosi che riempiono poco per volta le pagine di questo meraviglioso albo illustrato.
Per raccontare la forza e la paura, per insegnare la consapevolezza e l’accoglienza per l’altro, sia esso il nostro migliore amico, lo sconosciuto che incrociamo per strada, il nostro vicino di casa. Perché questa potrebbe essere la loro storia, ma è anche la nostra.

Ci vediamo il 16 aprile.

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Fu’ad e Jamila

Una delle cose in cui non siamo particolarmente capaci sono le vetrine, ma non importa, quando riusciamo a farle “parlare” per noi. Bastano una foto, una frase, le copertine dei libri.

E’ quello che abbiamo fatto prima di partire per le vacanze estive. E nonostante oggi la libreria abbia riaperto e ci volesse un tocco di novità… ho deciso di lasciarle come sono ancora per un po’.

Tra i libri esposti che parlano per noi c’è anche Fu’ad e Jamila, scritto da Cosetta Zanotti ed illustrato da Desideria Guicciardini, edito da Lapis Edizioni.

Racconta di un viaggio della speranza, di Fu’ad che lascia la sua casa, la sua terra, e decide di affrontare il mare, lottare contro le proprie paure, per poter dare alla moglie Jamila, e soprattutto al bimbo che aspettano, un futuro.

Corpi accalcati su un barcone, odore di ruggine che brucia i polmoni, e “speranze, paure, rabbie, dolori e desideri galleggiavano pesanti sulla vecchia imbarcazione”.

Poi la tempesta, il naufragio, le grida, pianti di bambini e urla di donne, le preghiere, la morte, per alcuni.

Fu’ad si ritrova da solo e per un attimo crede di aver perso tutto: la sua vita.

Finchè una luce non squarcia il silenzio della notte…

Cosetta Zanotti, autrice del libro, scrive: “Le storie sono fatte di desideri, speranze e di sogni. Ma a volte è la vita vera che ci riserva le sorprese più grandi. Per alcuni uomini oggi partire e viaggiare sono diventati una necessità . Uscire dalla propria terra significa aggrapparsi alla speranza di poter costruire un futuro per sé e per la propria famiglia. Narrare del viaggio di chi anela una ‘vita possibile’ diventa occasione per scoprire come quella storia, come ogni racconto dell’altro, interroga la nostra storia e la nostra responsabilità. Un appello all’incontro, all’apertura, a mollare gli ormeggi che legano le nostre vite a porti immobili e apparentemente sicuri.”

Non credo serva aggiungere altro.

Per chi volesse andare a vedere c’è anche il trailer a questo link.

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