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Gino, Nino e Marco

Dopo tanto silenzio oggi vorrei fare una riflessione, con voi. E lasciare un messaggio.
Ma devo raccontarvi l’antefatto.
Inizio settimana. Sono in libreria a sistemare scatoloni quando arriva un ragazzino in bicicletta. Parcheggia di fianco alla colonna ed entra. Non sembra avere il fiato corto. “Ciao, sono venuto a prendere il libro “La cosa giusta” di Marco Ferrari, ce l’hai?”.
Lo guardo perplessa e poi gli sorrido: “Vorrai dire La corsa giusta di Antonio Ferrara, forse”
“Boh. Parla di un ciclista?” fa lui.
“Si, è la storia di Gino Bartali” sorrido nuovamente.
“Allora si, è quello”.
Gli prendo il libro, lui paga, ringrazia, esce, inforca la bici e riparte.
Io torno al mio lavoro pensando a Gino, a quando pedalava con i documenti per gli ebrei nascosti nella canna della bicicletta…
Più tardi, però, senza bicicletta, arriva A. con sua mamma. A. fa parte del nostro club dei lettori “Oh bella, spariamo perle!”, buona lettrice, ama il genere fantasy, ma tant’è, “La cosa giusta” è stata prescritta dall’insegnante ed io “La corsa giusta” le do. Ma mi sento in colpa per aver pensato male del compagno che aveva storpiato il titolo del libro e ribattezzato l’autore.
La scena si ripete con lo stesso copione altre due volte con altri compagni di classe finché venerdì mattina arriva una mamma.
La conosco, è una cliente abituale. È in crisi, poverina, mi chiede aiuto, mi dice che sua figlia ha bisogno un libro, ma che ha la testa tra le nuvole e deve aver trascritto distrattamente l’autore perché lei, quel libro, con quell’autore, su internet, non lo ha trovato…
Le sorrido e la tranquillizzo: questa volta la sua bambina non ha colpa perché anche i compagni hanno scritto male e dato che tutti hanno scritto la stessa cosa e lo stesso nome evidentemente era l’insegnante che la testa l’aveva chissà dove.
Sabato mattina appena apro il negozio, un déjà vu…un nuovo giovane Gino arriva in libreria ed ecco di nuovo la scena di inizio settimana. Stessa richiesta, stesso libro, stesso autore.
Sono nervosa e sbotto: “È evidente che la vostra insegnante vi consiglia i libri senza nemmeno averli letti visto che non solo non sa i nomi degli autori, ma nemmeno il titolo corretto!”
Sono stata brusca e me ne rendo conto, mi scuso: “Non ce l’ho con te naturalmente è che mi viene il nervoso.”
Lui prende il libro, esce pensando che da me non ci tornerà mai più, monta in bicicletta e se ne va.
Io penso a Gino. E a Nino.
La giornata è iniziata proprio male ed io mi sfogo con facebook. D’altronde è lui che ogni mattina mi chiede cosa penso.
Ora anche Nino sa che è diventato Marco.
Scherza, naturalmente, e firma il suo commento Marco Ferrari – scrittore di formula 1.
Io però non ho voglia di ridere. Sono arrabbiata, furiosa. Perché penso a quanta poca professionalità, a volte, certe persone mettano nel proprio lavoro, a quante occasioni vengano sprecate e a quanto paghino i nostri ragazzi per le nostre mancanze.
Poi però, di nuovo, penso a Gino, alla sua forza, alla sua tenacia, alla sua passione e a quello che la sua storia può trasmettere ai ragazzi.
“Il bene si fa, ma non si dice” diceva lui, il toscanaccio.
E allora forse poco importa che la storia sia stata scritta da Antonio o da Marco, l’importante è che sia stata scritta con entusiasmo e che i nostri ragazzi possano leggerla.
Quindi Nino tu continua a scrivere forte. A correggere il tuo nome e a darti i meriti ci pensiamo poi noi.

 

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