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La fiera delle meraviglie?

Dopo tanta (troppa) latitanza, ecco che torno, anche se loro per raccontarmi.

Vi racconto che sono stata a Bologna, alla cinquantaduesima edizione della Children’s Book Fair, la mia quarta.

Ancora una volta sono rientrata rifocillata, ricaricata, eccitata, stremata. Tre giorni in piedi, a girare tra gli stand, carica di borse che non fai in tempo ad entrare e già pesano un botto, a curiosare tra le copertine colorate, a scoprire novità belle, a sentire di progetti (qualcuno brutto!), a fare chiacchiere con colleghi e autori. Soprattutto colleghi.

Ecco, quello di cui voglio rendervi partecipi è un po’ di ciò che mi sono portata a casa.

Oltre alle considerazioni generali, che potrebbero anche riconfermare ciò che già avevo espresso due anni fa in merito alla sensazione di poca considerazione da parte degli altri “esperti del settore”, che non è cambiata, devo ammettere che quest’anno ha preso il sopravvento il calore, l’amicizia, la condivisione tra noi, dove per noi, intendo i Librai indipendenti.

Perché tante delle ore passate passeggiando tra gli stand è volata così, facendo quattro chiacchiere. Anche serie, certo, mica solo ciccia-bu-bu. E l’incontro di lunedì pomeriggio, cui hanno partecipato amici e colleghi da tutto lo Stivale è stato per me davvero illuminante. I dettagli magari prossimamente.

Di questa fiera ho amato principalmente due cose: la prima è stata la mia caccia ai Silent books, il mio penultimo amore (perché l’ultimo lo sanno solo pochi intimi amici e non è il caso di scriverlo pubblicamente: internet oramai non ha confini e non vorrei che questo post finisse dritto dritto nelle mani del soggetto in questione, così che la mia reputazione di libraia-mamma-compagna-seria sarebbe rovinata per sempre!).

Dicevo che, considerato che quest’anno era sola, in treno e senza socio che passasse a Bologna per una cena insieme e per il ritiro delle borse pesanti, ho gentilmente glissato i cataloghi delle case editrici concentrandomi solo sui libri imperdibili.

E quanti erano…

Alla libreria internazionale ho acquistato un Silent bellissimo, si intitola “Une journée à Pékin” di Sun Hsin-Yu. Mi sono immersa nei dettagliati disegni, a fini tratti neri su fondo bianco, che raccontano il viaggio di una bambina in abitino rosso che, incuriosita, segue un gatto nero dal muso bianco tra le vie della grande città attraverso la sua ricca storia, fatta di particolari e monumenti.

Sono rimasta incantata e non ho resistito pensando a quanto sarà bello leggerlo con i bimbi che parteciperanno al nostro campus estivo, quando, a bordo di una mongolfiera, viaggeremo per il mondo con la fantasia.

Evidentemente era destino che fossi anche io attratta dai gatti, perché il secondo Silent, che non sono riuscita a lasciare a Bologna, si intitola “Deček in Hiša” (trad. “Il ragazzo e la casa”) di Maja Kastelic, autrice slovena, che narra con maestria di illustrazioni meravigliose, la semplice storia di un bimbetto curioso che segue un gatto fino in una soffitta…

Il terzo libro non sono purtroppo riuscita a farlo mio…”Le colis rouge”, di Clotilde Perrin. Era esposto allo stand di una casa editrice francese in cerca di editori stranieri, speriamo solo ne abbia trovato uno italiano…

Qui c’è uno strano ometto con cappello, in bicicletta, che porta in giro (o segue?) un misterioso pacchetto rosso attraverso strani mondi in cui, facendo attenzione ai dettagli, si scoprono nascosti personaggi familiari…

La seconda cosa che ho portato a casa (stretto al cuore a dire il vero) è l’incontro con Aidan Chambers che ieri ci ha parlato per due ore del suo libro, pubblicato 20 anni fa in Inghilterra ed ora rivisto, tradotto e pubblicato da Equilibri: “Il lettore infinito”.

Ma questo ve lo racconto un altro giorno.

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